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Un’altra Cina: Kashgar e Xi’An, dove il tempo si è fermato

di Federica Giuliani

La Cina è più vicina per tanti motivi, ma dire semplicemente “Cina” riferendosi al continente immenso qual è, sembra sminuire il grande impero che fu e la sua cultura millenaria. Terra di commercianti, vista la sua importanza lungo la mitica Via della Seta, è anche un Paese dove ci sono luoghi rimasti quasi immuni allo scorrere del tempo. Kashgar e Xi’An sono tra quelli e restano testimoni di una storia antica di cui andare fieri.

 



Kashgar e l’Islam

Una delle oasi più importanti dell’antica Via della Seta era Kashgar dove mercanti arabi, mongoli, europei e cinesi si incontravano per scambiare merci, anche se oggi i suoi moderni palazzi la rendono simile a ogni altra città cinese. Resta ituttavia nteressante perché possiede uno dei centri urbani tipici islamici meglio conservati dell’Asia centrale.

Anche se l’alta statua di Mao Tse-tung non identifica il fulcro cittadino, rappresenta il simbolo per eccellenza, che sembra affermare il potere cinese su Kashgar. È la grande moschea del 1400, infatti, il cuore cittadino. Nonostante, di fatto, qui siano tutti cinesi sono le barbe lunghe ad attirare l’attenzione. Ma anche il velo che quasi ogni donna indossa per coprire testa e corpo. Non si considerano cinesi, ma Uygur: uno dei tanti popoli che si sente costretto in un territorio che non sente proprio. Qui non si mangiano noodles ma stufati di montone e pane naan e il fuso orario non è quello imposto per la Cina intera, ma uno più adatto alle loro esigenze. Intorno alla moschea tutto è mantenuto in ordine: le strade, i mercati, i negozi ma mentre tutto il resto intorno cresce ed evolve, la giornata a Kashgar è scandita ancora dal richiamo alla preghiera proveniente dai minareti.

Kashgar è a due passi dal confine; da qui si possono raggiungere la leggendaria Karakorum Highway, che porta in Pakistan, l’Afghanistan e il Tajikistan e, superando due passi di montagna, si arriva in Kyrgyzstan.

 



L’antica Xi’An

 

Antica e affascinante, Xi’An si trova tra i due affluenti del fiume Wei. Durante il periodo Tang raggiunse il suo massimo splendore, diventando forse il centro più popoloso del mondo e punto di incrocio per gli scambi culturali con Paesi stranieri. Proprio da qui partiva la Via della Seta, che collegava Cina e Occidente e attirava commercianti in cerca di fortuna e viaggiatori avventurosi. Costruita a scacchiera, presenta mura di cinta perfettamente conservate. Alte 12 metri con una torre di guardia situata a ogni angolo, per visitarle si può fare una passeggiata a piedi o noleggiare una bici e godersele in tranquillità. Per un viaggio attraverso il buddismo, la sua filosofia e la sua arte bisogna, invece, raggiungere il tempio Daci’en e la pagoda della Grande Oca Selvatica.

Entrambi protetti dallo Stato, furono eretti durante la dinastia Tang in memoria della madre del principe Li Zhi e per custodire i sutra classici. La Pagoda oggi si sviluppa su sette piani con una struttura di forma piramidale decrescente a base quadrata; al suo interno una scala conduce fino in cima. Mentre nel tempio le torri della Campana e del Tamburo sono disposte l’una di fronte a l’altra.

 

Ma il simbolo più celebre di Xi’An è l’esercito di terracotta. Quando, nel 1974, alcuni contadini iniziarono a scavare nella provincia dello Shaanxi per realizzare un pozzo, una scoperta straordinaria cambiò i loro programmi.

Gli scavi riportarono alla luce il misterioso esercito di terracotta: seimila statuette tutte diverse tra loro, che includevano soldati, cortigiani e acrobati.

Qin Shi Huang, primo imperatore della Cina era così assillato dalla morte, che già da adolescente ordinò di costruire un grande mausoleo che contenesse tutto ciò di cui avrebbe potuto avere bisogno una volta deceduto, compreso un esercito che potesse garantirgli protezione.

Per questo motivo, per oltre duemila anni, l’armata di guerrieri a grandezza naturale è rimasta sepolta in fosse adiacenti alla tomba. Ci si chiede ancora oggi come gli artigiani dell’epoca abbiano potuto compiere l’impresa di riprodurre uomini completi di molti minuziosi dettagli.

La tomba dell’imperatore resta ancora da scoprire perché non è stato effettuato ancora alcun scavo per paura di danneggiare il contenuto, si dice.

Le cronache dell’epoca successiva alla morte di Qin Shi Huang raccontano di grandi tesori, senza però mai accennare all’esercito di terracotta.

Le statue sono composte da varie parti incollate tra loro, facendo supporre una sorta di produzione in serie, con laboratori che producevano le braccia, altri i busti e così via. I soldati erano quasi tutti armati e si pensa che, originariamente, fossero sepolte circa quarantamila armi di bronzo, nel tempo rubate o corrose dalla ruggine. 22.780 metri quadrati che ospitano 7.400 tra guerrieri e cavalli di terracotta a grandezza superiore alla naturale e 130 carri da guerra. Un capolavoro avvolto dal mistero annoverato tra le meraviglie del mondo che fa parte dell’UNESCO.





Consiglio gourmet

 

Xi’an è famosa in Cina per la Yáng Ròu Pào Mó, una zuppa a base di un saporito brodo fatto con carne di montone o pecora, servita con sottili spaghetti di riso, aglio, sottaceti e pane locale non lievitato, da sbriciolare nel piatto prima che venga versato il brodo. Per provare la zuppa come farebbero gli abitanti di Xi’An, cercate Lao Sun Jia (secondo piano, Dong Daije): non è facile da trovare, cercate l’insegna al secondo piano di un centro commerciale lungo Dong Dajie. Il servizio è un po’ sbrigativo, ma è uno dei ristoranti più antichi di Xi’an e merita una sosta.