Transasiatica 2017

Tappa 10 – 23 giugno
KHUJAND – Dushambe

Inghiottiti dall’ignoto…per raggiungere un sogno!

Nessuno ci aveva parlato del  Tunnel di Anzob, detto anche Galleria della morte, quando di buon mattino lasciamo Khujand, la città dove abbiamo pernottato, la più grande città del  Tajikistan dopo la sua capitale Dushambe, per raggiugnere la nostra meta di oggi a 300 km di distanza. ….e anche oggi facciamo poca strada!  

Il gruppo purtroppo si deve dividere, alcuni di noi tornano in Italia per motivi di lavoro; dopo un caloroso saluto e un arrivederci,  ci mettiamo in sella senza sapere esattamente cosa ci aspetta. In effetti la prima parte del viaggio di oggi,  non si discosta molto dalle strade che abbiamo attraversato fino adesso: una lunga lingua d’asfalto distesa, dritta dritta, poggiata tra campi coltivati e villaggi. Ecco, forse la prima differenza che notiamo è proprio quella del verde,  più intenso, più diffuso;  poi le auto, più ricche, sfarzose, molti brand europei. Evidentemente qui il tenore di vita qui deve essere più alto, magari con la solita forbice tra pochi ricchi e tanti poveri, ma in generale (probabilmente) si vive meglio. 
Un tempo il Tajikistan era un tassello fondamentale della scacchiera del “Grande Gioco”, antesignano della guerra fredda che vide protagonisti la Russia Zarista e l’Inghilterra coloniale. Quando, negli anni ’90, l’URSS si sgretolò il Paese fu scosso da scontri e sommosse che sfociarono in una vera guerra civile, con tanto di coprifuoco a Dushambe. Ma negli ultimi quindici anni è tutto cambiato, ora il Tajikistan è una Repubblica semipresidenziale; ovunque possiamo vedere ritratta la figura del presidente Emomali Rahmon. Oggi è un paese dove il turista è decisamente ben accolto.
Dopo un’ottantina di chilometri circa da Khujand il paesaggio cambia bruscamente. Iniziamo a salire in quota, seguendo la linea di montagne rosse e aride, con dirupi di pietre friabili che convergono sul fiume che scorre – minuscolo – in basso.  La strada diventa stupenda, curve continue che si annodano in saliscendi meravigliosi a picco su vallate profondissime scavate nelle montagne. Siamo ancora lontani dal Pamir, ma l’antifona di questo viaggio ci è subito chiara: curve, tornanti e altitudini da mozzare il fiato, la manna per il motociclista, una vera meraviglia della natura.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Le montagne che ci circondano sono incredibili: brulle e rosse, venate di sfumature e segnate dai millenni; ci prendiamo il tempo di ammirare questo “sogno”  facendo tante soste, che non sono più dettate dalla stanchezza ma dalla voglia di godere di ciò che ci sta intorno, della sua aria fresca, magari vicino a un venditore ambulante di frutta secca che spesso  troviamo lungo la via. Il paesaggio cambia in continuazione e improvvisamente ci sembra di essere catapultati a nostra insaputa in Svizzera: manca solo la mucca viola!

Attraversiamo Hissar e le catene montuose di Zerafashan/Fan e del Turkestan; i nomi sono per noi quasi impronunciabili ! Le nostre Guzzi V7III Stone finalmente incontrano  un asfalto buono e degno di questo nome, il che ci consente di guidare  in tutta tranquillità fino a che non arriviamo al  Tunnel di Anzob.

Ci troviamo davanti ad una sorta di antro della Terra di Mezzo; una fitta polvere fuoriesce da un “buco” stretto di cui non si vede l’interno; l’assenza totale di una qualsiasi forma di illuminazione rende il passaggio straordinariamente difficile; praticamente sono 5 km al buio completo reso ancora più fitto dalla polvere sollevata dai camion su un asfalto  cosparso di buche e ostacoli. 

Entriamo uno alla volta… è spaventoso, ma estremamente affascinante.

Ci ritroviamo tutti all’uscita, sul versante di Khojand, con la grandissima  soddisfazione di aver superato indenni (noi e le nostre Guzzi) anche questa prova demoniaca….ed è la meraviglia delle meraviglie che si apre davanti a noi, una  vallata ancora più spettacolare delle precedenti. Immancabile la foto di rito! 

Ed è l’ultimo stop prima di percorrere i 70 km che ci separano prima di raggiungere la capitale. La velocità media di crociera su queste strade non è mai superiore ai 60-70 km/h e purtroppo quando arriviamo in città è già sera. Riusciamo a malapena a respirare un po’ d’aria cittadina e vedere lo sfarzoso esterno della Opera House, il centro culturale della capitale taijika,  passando dal Parco della Vittoria.

Da bravi italiani, una bella spaghettata e si va a dormire, perché domani ci aspetta l’ascesa verso i quasi 5.000 metri del Pamir!