Transasiatica 2017

Tappa 09 – 22 giugno
Samarcanda – Khujand

Là, nella terra di nessuno, risuonano le nostre canzoni scaccia-tempo

Stamattina ci siamo svegliati presto. Non che le altre mattine facessimo i poltroni, ma oggi è di nuovo giorno di frontiera e ormai abbiamo capito com’è l’andazzo quando si passa da un paese all’altro a queste latitudini, soprattutto se ci sono 22 moto al seguito! E’ l’alba e abbiamo un poco di tempo per dare un’ultima occhiata al Registan, il cuore della città di Samarcanda; affascinante in questo momento della giornata, quando il sole del mattino lo illumina con i primi raggi. Questo è proprio il momento di scattare una foto tutti assieme, che ci ricordi per sempre come Samarcanda sia una splendida bandierina da piantare nella Risiko delle nostre vite. E’ probabilmente la prima volta che queste mura con oltre 700 anni di storia sulle spalle, vedono davanti a loro schierati 22 bicilindrici italiani di Mandello: una bandierina anche per Moto Guzzi! Siamo pronti a ripartire verso l’unico punto di frontiera aperto a Oybek per poter entrare in Taijikistan.

Com’è la strada per arrivarci? La verità? Dritta, trafficata e piena di buche. Insomma, la nemesi di qualsiasi motociclista. Ma c’è un giorno giusto per ogni cosa, e questo non è certo quello della goduria in sella! A tutti piace guidare la moto, ma nessuno è un fanatico della curva, per fortuna! Quello che qui la fa da padrone è lo spirito di appartenenza a un gruppo, la voglia di stare insieme vivendo a piene mani quest’avventura epica con tutto quello che la compone, compresa una strada che mette a dura prova la resistenza fisica e che spinge oltre il limite delle proprie energie, anche mentali.

Lasciarsi alle spalle Samarcanda non è facilissimo; è una città che magicamente ci cattura, avremmo voglia di viverla ancora un po’, ma dobbiamo rispettare la nostra tabella di marcia. Ci rimarrà certo un po’ di nostalgia. La polvere dell’asfalto si deposita sul nostro equipaggiamento, aggiungendosi agli strati precedenti di sabbia desertica, ma poco importa: ormai abbiamo imparato ad apprezzare giacche, pantaloni e tutto l’abbigliamento Dainese che indossiamo ogni giorno come un’armatura. Ci protegge, resiste a qualsiasi sollecitazione e alla sera basta scuoterlo un po’ ed è come nuovo!

Saluti da Samarcanda
Facce soddisfatte, Samarcanda è una splendida esperienza
Go biker, go!
Ristorantino lungo la strada
Il Plov, piatto nazionale, carne d'agnello e verdure cucinate in un mare di olio, con riso pilaf
In cucina i wok sono murati sopra allo spazio in cui accendere il fuoco
I soliti gigioni non lasciano riposare
Relax e allegria, prima di affrontare la frontiera e i 40 gradi al sole!
Immancabile cocomero a fine pasto, i dolci solo in inverno!
La nostra bravissima cuoca
Momento di ristoro
Anche Italo con noi
Mitici!
Saluti sulla frontiera uzbeka, lasciateci cantare!
Strani incontri
Il mitico Leo!
Anche noi abbiamo finito con le scartofie della frontiera!
Un elogio alla resistenza dei viaggiatori
Pronti per rimetterci in sella
Si riparte
Ottima frutta, acqua e bibite lungo tutta la strada
Andrea, non solo fantastico team leader, ma cuoco con i contro fiocchi!
In piena iconografia italiana, cena con spaghetti alla pummarola!


Abbiamo già viaggiato per circa un centinaio dei 170 chilometri che dobbiamo percorre oggi per arrivare a Khujand, nel territorio taijiko. Facciamo pausa in un ristorantino lungo la strada dove ci servono il “plov”, piatto nazionale, una carne d’agnello e verdure annegate nell’olio; ottimi spiedini; il “non” di Samarcanda, tipico pane a forma di ciambella ma senza buco; il tutto accompagnato dalla tradizionale insalata con pomodoro, cetriolo, l’immancabile cipolla e coriandolo fresco. La cucina è meravigliosa, con i grandi wok murati sopra allo spazio in cui accendere il fuoco e la cuoca è bravissima! Il relax del pranzo fa si che qualcuno “chiuda un occhio” ancor prima dell’arrivo del cocomero, immancabile anche quello: come ci spiega la guida siamo nella piena stagione della frutta e qui si usa servirla sempre, mentre non sono previsti dolci, che si offrono solo nella stagione fredda.
Nessuno è particolarmente ansioso di rimettersi in sella per due motivi: sa che dovrà affrontare una frontiera, fuori ci sono oltre 40 gradi! Qualcuno incomincia a guardare con desiderio i comodi sedili del pullman con l’aria condizionata …

La frontiera del Taijikistan, as usual, è uno stillicidio di carte da compilare, passaporti da mostrare e bagagli da spostare a mano da un punto all’altro; sotto un calore così infernale che l’asfalto si appiccica alle gomme delle nostre Guzzi V7III Stone … ma almeno il personale è gentile e disponibile tanto da unirsi al nostro coro di canzoni “scaccia-tempo”. Si, perché quando finalmente mettiamo piede in terra taijika sono quasi le otto di sera, e anche stavolta le nostre buone 5 ore le abbiamo passate nella terra di nessuno alla frontiera!
Mentre aspettiamo che tutti passino l’agognato cancello abbiamo il tempo per conoscere qualche personaggio decisamente bizzarro, vedere qualche mucca transitare in scene bucoliche perse nel beato nulla e di conoscere le nostre nuove guide.

Ci siamo tutti, go! Il nostro passaggio lungo queste strade è come una festa viaggiante: la gente ci saluta con calore al passaggio, lungo le strade ci sono tantissimi bambini che ci propongono frutta, che ci chiedono di rallentare per battere il cinque. Moltissimi ci chiedono foto insieme, vogliono sapere il perché di questa carovana che di certo si fa notare, si informano su chi siamo, da dove arriviamo e dove andiamo Con noi sempre il mitico Casimiro, l’angelo custode del parco moto, molto orgoglioso della prestazione dei suoi gioielli; ci rassicura continuamente _ Ottima meccanica, nessun problema strutturale, nonostante le strade imprimano forti sollecitazioni. Non abbiamo nemmeno dovuto sostituire i filtri dell’aria, che hanno retto benissimo alla sabbia, nessun accumulo_

È quasi il tramonto, l’aria si tinge di sfumature rossastre, quando 22 bikers impolverati e stanchi giungono finalmente alla meta. Andrea, il nostro team leader, si merita un encomio speciale questa sera: una volta arrivato in albergo, invece di svenire in camera come la maggior parte di noi, prende sotto braccio 2 chili e mezzo di spaghetti (sì, non riso!), pomodoro, olio extravergine portato dall’Italia e si avvia verso il ristorante in cui abbiamo prenotato. In piena iconografia italiana, ceniamo con spaghetti alla pummarola e olio extravergine di quello buono, che fa pensare a casa! E domani ci avvieremo verso un sogno:l’altopiano del Pamir…