Transasiatica 2017

Tappa 08 – 21 giugno
Yangikazgan – Samarcanda

Samarcanda, città magica, emozioni uniche dalla gioia dei bimbi!

L’Uzbekistan è una terra di incomparabile fascino e bellezza. I suoi deserti sono stati attraversati per secoli da tribù nomadi e briganti, mercanti ed eserciti: prima lungo la via della Seta che collegava l’impero romano a quello cinese, poi in quella distesa disabitata tra il mondo russo e la Persia dove c’è una fiera metropoli millenaria che sprigiona la forza mitica di Atlantide: Samarcanda.  

Ieri abbiamo percorso queste stesse strade, alcune molto panoramiche, che uniscono l’altopiano di Nurata (nella regione di Navoy) al miraggio di Samarcanda. Sembrava di essere in quel gioco “unisci i puntini”, ma di un disegno semplicissimo! Rettilinei di decine di km adagiati su steppa e deserti, uniti da poche intersezioni ad angolo. In momenti così ti rendi conto di quanto aggiunga al valore del viaggio il fatto di poterlo fare in moto: puoi goderti il paesaggio, viverlo in un’unione quasi simbiotica!

Samarcanda ti toglie il fiato…per cos’è, per cosa rappresenta, per le tante vicende che qui si incrociano. L’atmosfera da ultima frontiera, da passaggio dal noto all’ignoto, è più forte che mai. La storia qui è ovunque, nella sua straripante bellezza. Difficile non avere un sussulto davanti al Registan, l’antico centro della città circondato da scuole coraniche, con quelle cupole azzurre e le piastrelle smaltate diventate da sole icona della Via della Seta. È un complesso incredibilmente imponente; è stato l’antesignano (in una parabola che immaginiamo impietosamente discendente) dei centri commerciali, costruito nel medioevo con uno sfarzo ineguagliabile: ancora oggi incornicia una piazza immensa, che nel 1400 era del tutto occupata dal bazar. I tre edifici che compongono il complesso monumentale sono altrettante medressa, le più antiche che esistano, simbolo di Samarcanda e dell’Asia centrale in generale; quelle precedenti furono distrutte dalla furia dei mongoli.

Samarkanda
Dalle yurte,  pronti a ripartivere verso Samarcanda.
Strade panoramiche dell'altopiano di Nyrata che portano a verso Samarkanda
Una sosta ristoro nell'aloipiano di Nurata
Ti intendi solo a gesti, ma  li guardi negli occhi e ti danno serenità, sembra proprio che la sappiano lunga di come va la vita
Incontri sulla via della Seta
Tutti sono attratti dalle moto!
Tutti insieme alla Casa Accoglienza Mehribonlik di Samarcanda
E' un onore per tutti noi  essere qui; lo sguardo della bambina sembra voler leggere questo pensiero e ringraziare.
In moto con.. Salvador!
In moto con ....Giorgio
In moto con... Fabrizio!
In moto con...Dario
In moto con...Piero
In moto con... Fernando
In moto con ...Gianluca!
Un plauso alla direttrice Ms. Mavjuda Fark della casa accoglienza, per il difficile progetto che sta faticosamente realizzando
Tilya Kori Madrasa, vero simbolo di Samarcanda
Good night dalla città sogno.

Lo stesso stupore coglie davanti al viale dei mausolei Shah-i-Zinda, alla Moschea di Bibi-Khanym del XV secolo e al mercato Siab, al Mausoleo di Gur-e-Amir (in tajik: tomba dell’emiro), dove Tamerlano si diede una dimora eterna degna del suo impero, all’osservatorio Ulugbek del 1420, dove si possono ammirare i resti di un grande astrolabio per l’osservazione della posizione delle stelle.

Siamo come sopraffatti da questo susseguirsi incalzante di emozioni, ma la giornata non è finita, e anzi ci riserva nel pomeriggio l’emozione più grande. Lo sappiamo, la attendiamo da giorni, ed ora eccoci: alla Casa Accoglienza Mehribonlik, gestita da una persona meravigliosa, amorevole e attenta, Ms.Mavjuda Farkhadovna Farkhrutdinova. Un nome difficile per una signora invece semplice, solare, con un cuore grande.

Con lei ci sono tanti bambini, di tutte le età, accolti da questa Casa, riconosciuta dal Mistero dell’Istruzione uzbeko, che ha avviato un programma di rafforzamento familiare per oltre 150 bambini e ragazzi, scongiurandone i rischi di abbandono e sfruttamento. Sì, perché purtroppo la scuola, l’istruzione e la stessa sussistenza non sono scontate qui; le condizioni economiche e sociali critiche fanno sì che l’abbandono dei bambini sia una delle piaghe peggiori, e molti orfanotrofi rischiano di sopravvivere solo grazie a donazioni. La nostra vicinanza a questa realtà è una goccia, è poca cosa, ma ci fa sentire bene vedere quei sorrisi, quell’aspettativa dipinta sui volti… la stanchezza cumulata nei giorni evapora all’istante!

I bambini all’inizio erano timidi, quasi spaventati da questi astronauti vestiti di nero su moto (nere pure quelle!) tutte uguali. A pensarci bene forse chiunque si spaventerebbe un po’ a veder arrivare 22 cavalieri oscuri (impolverati per giunta!) …😊 Poi però abbiamo parcheggiato e un bimbetto, avrà avuto massimo 4 anni, si è avvicinato a una delle moto; l’insegnante gli ha detto qualcosa e l’ha messo sulla sella, seduto davanti. Appena ha toccato il clacson si è scatenato un putiferio di grida e braccia alzate: tutti volevano salire in moto! E così, mentre si iniziavano a scaricare i regali dal pullman, si dava il via a una sorta di giostra fatta di rombi a 2 cilindri, clacson e risate. Essere bambini deve poter essere una gioia in tutta il mondo!

La direttrice dell’istituto ha voluto ringraziare, quasi in forma privata, con una delicatezza infinita che deve contraddistinguere il suo gran lavoro quotidiano. Ha anche sottolineato quanto sia importante la comunicazione, quanto sia importante un viaggio come il nostro ben raccontato: “altri italiani vorranno venire in Uzbekistan – ci ha detto con un tono di speranza – il turismo sta diventando il volano dell’economia del Paese, dalla quale dipendono anche realtà come questa dell’orfanotrofio”. Quindi, forza: noi siamo qui, raggiungeteci in tanti!