Transasiatica 2017

Tappa 06 – 19 giugno
Khiva – Bukhara

È solo sabbia e calore che si distorce in fumi invisibili

Ci siamo svegliati presto questa mattina, come tutte le altre mattine del resto, e ci siamo presi qualche ora di libertà per girovagare nell’ ’Itchan Kala, cioè la parte più caratteristica di Khiva, che si trova invece all’interno delle antiche mura. La leggenda narra che sia stata fondata da Sem, figlio di Noè ; contiene più di 50 monumenti storici, 250 vecchie abitazioni e la Moschea del Venerdì (Juma).Tutto ciò è entrato a far parte del patrimonio dell’UNESCO.

Tutto questo nostro viaggio è un tornare indietro nel tempo, girare per Khiva ne è la conferma: piccola, affascinante, quasi irreale con le sue botteghe di artigiani del legno, le donne con i denti d’oro, i colbacchi che sembrano finte parrucche rasta e tutta la storia che trasuda dalle antiche mura.

È ora di rimettersi in sella, sappiamo bene che la nostra giornata di oggi si riassumere in un verbo: guidare.

Khiva e Bukhara sono infatti separate da 450 km, la maggior parte dei quali nel Khizil Kum. Il Deserto Rosso, tagliato da un’autostrada di cemento armato liscissimo perché l’asfalto verrebbe disintegrato dall’escursione termica tra notte e giorno, completata solo 2 anni fa.

Provate ad immaginare: 300 km così, ininterrotti, caldissimi, le ruote delle moto che filano via come se fossero su un cuscinetto d’aria, tutto intorno solo sabbia rossa e arbusti a perdita d’occhio… è una esperienza estraniante.


Siamo pronti ad affrontare il deserto rosso. Khiva ti lasciamo.
È tutto ok!
Ultimi momenti a Khiva - gli antichi mestieri
Khiva - tre generazioni scolpiscono il legno
Nuovo sottocasco, prove tecniche con il colbacco locale, il Corasmia
Le mura di 'Itchan Kala all'interno di Khiva, sono patrimonio dell'Unesco
Uomini di Khiva
Uomini di Ancona
Donne preziose
Riunione pre partenza; siamo tutti attenti al programma della giornata
Non passa nessuno, per un tempo che sembra non finire mai è solamente sabbia
300 km così, ininterrotti, caldissimi, sotto le ruote il cemento liscissimo
Incontro inaspettato nel deserto, comunichiamo senza avere alcuna lingua in comune.
La strada che attraversa il deserto rosso (Kyzyl Kum) è una striscia di cemento pressochè dritta. Ma occhio alle sorprese!



E prima di riuscire a percepire tutto questo spazio, senti dentro ogni singolo istante del tuo viaggio, accompagnato da un sole che illumina ma non genera ombre finché dura lo sguardo. Non passa nessuno. Per un tempo che sembra non finire mai è solo “sabbia”. E mentre guidi pensi a quando questa strada non c’era, quando da qui passavano carovane piene di merce da vendere a Bukhara, o Khiva, che poi avrebbe raggiunto i mercati europei.
Il gruppo si sfilaccia, gli smanettoni si accucciano sul manubrio per fiondarsi avanti, mentre gli osservatori guidano tranquilli guardandosi intorno. Ovviamente benzina neanche a parlarne. In realtà la nostra guida ci spiega che quello della benzina è un problema diffuso, spesso i distributori non ne hanno: qualcuno ovvia con delle bottiglie nascoste in officina, qualcun altro alza le spalle e sorride mostrando i denti d’oro. Noi ci siamo organizzati stipando il bagagliaio del pullman che ci segue con delle taniche. La cosa divertente è che ci fermiamo a fare il pieno alle moto proprio in un benzinaio, chiuso da chissà quanto….

Alla nostra sinistra, il deserto, alla nostra destra invece si allarga lago di Tudakul. A pranzo (pranzo? La prima sosta cibo la facciamo alle 4 del pomeriggio, ma viaggiare in moto ci piace anche per questo!) mangiamo del pesce gatto fritto, proveniente proprio dal Tudakul.
Quando le ombre iniziano ad allungarsi, sembra di guidare su Marte, pietre e sabbia rosse ovunque, il cemento che restituisce il calore del giorno distorcendo l’orizzonte in fumi invisibili, è stupendo.
Stiamo seguendo esattamente il percorso dell’Antica Via della Seta, di cui Bukhara era uno degli snodi centrali. Dopo aver subito la ferocia di Gengis Khan e la conquista di Tamerlano divenne il fulcro del commercio tra Oriente e Occidente, sviluppando sia economia che cultura. È tuttora la città più sacra dell’Asia Centrale, con edifici millenari è un centro storico che probabilmente non è cambiato molto nel corso degli ultimi due secoli.

Sono le 9 di sera , ora locale, (in Italia circa le 23), arriviamo a Bukhara. Abbiamo guidato circa nove ore, siamo tutti stanchissimi, ma il morale rimane alto. Si gigioneggia, qualcuno si lamenta bonariamente, altri danno mostra della cura con cui hanno letto le guide prima di partire, ma lo sguardo più ricorrente è quello di intesa. Come a dire “che privilegio essere qui, in moto…”
A domani.