Transasiatica 2017

Tappa 03 – 16 giugno
Mashad – Ashgabat

Bloccati alla frontiere, l’avventura comincia !

Oggi finalmente facciamo “amicizia” con le nostre Moto Guzzi: ci aspettano i primi 300 km, per prendere confidenza ed iniziare a divertirci.

Usciamo da Mashhad incolonnati, e non è semplice con il gran caos di traffico e viabilità; ci disponiamo in formazione per agevolare il transito: macchina capo colonna, una a metà e l’ultima a chiudere. Noi centauri nel mezzo, concentrati e attenti ai tempi dei motori. Ci siamo: è sintonia!

Partiamo verso le montagne di confine, attraversando un paesaggio che pian piano muta da piana arida e desertica ad un susseguirsi di colori che animano le vallate e i canyon, in cui i minerali lavorati dall’acqua e dall’aria hanno prodotto un’incredibile tavolozza. Sono 200 km di full immersion con la natura. Non incontriamo praticamente nessuno. Saliamo il Kopet Dag, la catena montuosa situata tra Iran e Turkmenistan: è immensa, si estende a perdita d’occhio per circa 650 km lungo il confine asiatico. La sommità è a 3191 metri ed è lì in cima che incredibilmente c’è la frontiera! Può apparire una stranezza, ma si spiega con la lunga inimicizia tra i due Paesi divisi dalla religione (sciiti gli iraniani, sunniti i turkmeni) e da interessi economici e politici contrastanti che da sempre rendono tesi i rapporti tra i due popoli. La continua contesa delle montagne di confine alla fine si è risolta senza assegnare il presidio all’uno o all’altro, ma ponendo la divisione sulla cima. Da un lato Iran, dall’altro Turkmenistan.

 

E’ una delle frontiere più difficili al mondo, e ce ne accorgiamo, sia per la lunga e faticosa burocrazia, sia per l’atmosfera molto militarizzata. E’ una barriera vera, dura, con un sistema di difesa organizzato in ben 5 presidi di protezione dei confini. Per cui, passato il primo controllo, saranno altri 4 ad attenderci, in un susseguirsi di filo spinato, torrette armate, militari con cani da assalto. Siamo gli unici a voler passare, oggi, e indubbiamente la nostra colonna di centauri deve apparire strana, ma rimane festosa e non ci facciamo scalfire dall’accoglienza fredda. Ci controllano qualsiasi cosa, pare vogliano persino smontare le moto, ma alla fine passiamo, indenni, a parte il drone di Riccardo, il nostro film maker, che viene piombato un po’ con mala grazia affinché in nessun caso possa essere utilizzato in territorio turkmeno per riprese che mai verrebbero autorizzate. Pazienza: non potremo, non potrete, godere di splendide vedute dall’alto del deserto che avremmo voluto realizzare domani.

Cinque ore e molta pazienza dopo, eccoci in Turkmenistan. La capitale, Ashgabat, dista solo 50 km, e anche questo fa comprendere il perché di tanta prudenza a concedere il visto d’ingresso.

 

Arriviamo, stanchi ed accaldati, e ci accoglie una città inaspettata: è tutto bianco, con un’illuminazione sfarzosa, esagerata…La attraversiamo, con la sensazione di essere a tratti a Montecarlo, per l’eleganza curata, ma anche a Dubai per la grandiosità dei palazzi; lo scintillio sfavillante del milione di luci colorate suggerisce invece Las Vegas! Che città incredibile! Solo qualche scatto oggi, domani la visiteremo e ne capiremo meglio le logiche.

Al momento, i 45 gradi ci stanno sciogliendo e abbiamo bisogno di un po’ di riposo. Il clima è un po’ faticoso, anche se siamo davvero ben equipaggiati: giacche e caschi Dainese sono veramente eccezionali; con il loro sistema di traspirazione ci consentono un continuo ricambio d’aria e questo è importantissimo per mantenere comunque una sensazione di benessere, anche durante la guida. Guidare questi gioielli Guzzi, poi, è un piacere! I commenti all’unisono dopo la prima giornata da bikers promuovono a pieni voti la leggerezza, la maneggevolezza, l’equilibrio in curva, la facilità di guida di una moto veramente ben progettata. Casimiro gongola per le “sue” V7 III Stone! 😊