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Transasiatica 2017

Mashad, ritiro delle moto , pronti a iniziare l’avventura on the road.

Dormire in aereo è sempre difficile, poi è troppa la voglia di arrivare ed accendere i motori delle nostre Guzzi V7 III Stone. Molti di noi ingannano il lento trascorrere di queste ore di volo con il ricordo della passata esperienza che, nello scorso settembre, ci aveva condotti nelle remote terre indiane del Ladakh, passando per i passi di montagna himalayani. Pur sapendo che si tratterà di un viaggio completamente diverso per modalità e durata, la voglia di rivivere forti emozioni ci toglie il sonno. Sono quasi le 2:00 del mattino quando atterriamo a Mashhad, in Iran; ci attendono due belle ore per smaltire le procedure di ingresso nel Paese. E abbiamo proprio la sensazione di “entrare” in qualcosa di insolito: regna un silenzio assoluto, nessuna presenza di turisti, una enorme effigie dell’Ayatollah Khomeini ci scruta dalla parete … Dopo le 4:00 arriviamo finalmente in albergo per qualche ora di riposo, animati comunque dall’ansia della vigilia che ci separa dalla partenza vera!

Infatti, eccoci prestissimo in dogana, armati della nostra miglior pazienza: sappiamo che non sarà né semplice né veloce. Ci rimarremo infatti oltre 3 ore, a compilare montagne di documenti (tutto rigorosamente a mano) e a cercare di familiarizzare con le quasi 40 persone che a vario titolo si occupano di noi: siamo in una delle città più grandi dell’Iran, eppure solo noi stiamo impegnando la dogana, e il nostro carico effettivamente insolito suscita grande curiosità. All’interno di un capannone ingombro di un incredibile mix di oggetti … ECCOLE! Le avevamo salutate a Milano e ritrovarle qui è una grande emozione (oltre che un sollievo): le nostre 22 Moto Guzzi V7 III Stone ci strizzano l’occhio, hanno voglia di rombare. E noi le accontentiamo. Sono per la maggior parte da approntare, ricomporre: un gran lavoro per il nostro Casimiro Bosis, ma siamo un tutt’uno con lui nel montare, verificare, testare. Pronti!





Oltre 35 gradi; ci mettiamo per strada, nell’attraversare Mashhad, e ci rendiamo subito conto di “fare notizia”! Molte macchine si accodano, ci suonano: vogliono capire chi siamo, che moto sono, anche quanto costano. Da tutti un sorriso; il clima ci pare molto accogliente.

Mashhad, capitale della regione iraniana al confine con il Turkmenistan, è città santa degli sciiti, e conta circa 2.500.000 di abitanti. Il suo nome significa “luogo del Martire” o “luogo di sepoltura di un Martire”. in quanto qui morì l’ottavo Imam Reza nell’817 d.c. Da allora, quello che era un piccolo villaggio chiamato Sanābād si è sviluppato fino a diventare la meta di pellegrinaggi più importante dell’Iran. Scopriamo che questa città accoglie più di 32 milioni di pellegrinaggi interni ogni anno e oltre un milione di pellegrini provenienti dall’estero, per la maggior parte da Kuwait, Bahrain, Iraq e Libano. Intorno a Nowruz (il capodanno persiano, che cade il 21 marzo) e nel cuore della stagione che va da giugno a settembre, la popolazione può triplicare nell’arco di pochi giorni!


Siamo fortunati perché abbiamo l’opportunità di assistere ai preparativi dell’appuntamento più atteso dell’anno: domani si celebra la festa religiosa più sentita ed importante del Paese, aspettano oltre 200mila persone, che passeranno la notte in una veglia di preghiera. Stanno allestendo un’area enorme: 30mila metri quadrati, interamente coperti da tappeti. Un colpo d’occhio incredibile! Respiriamo l’attesa e il misticismo di questo appuntamento, specialmente nella visita al Santuario che ospita il sacello dell’Imam Reza: moltissima gente, le donne velate, un silenzio irreale. Ma anche qui, molta accoglienza e disponibilità: siamo gli unici turisti occidentali, l’Imam ci vuole conoscere, ci fa visitare il luogo e ci racconta la storia del santuario. Quanta devozione, che straordinario senso di appartenenza! Anche se siamo incoraggiati dalla disponibilità dell’Imam, siamo cauti perché ci pare quasi di violare qualcosa di sacro con la nostra presenza che a loro apparirà di certo chiassosa, strana…

Continuiamo la visita della città. La particolarità che tutto il mondo conosce di Mashhad sono i tappeti, che ci fermiamo ad ammirare; e ci dicono anche la lavorazione delle pietre preziose. I tappeti sono quelli a pelo lungo, per lo più azzurri, bianchi o rossi, decorati con motivi floreali. A vederli, sembrano quasi un’opera di ingegneria, per la loro sapiente costruzione, per il reticolo di nodi perfetti…Scopriamo che vengono tessuti dalle bambine: le uniche ad avere mani sufficientemente piccole da riuscire nell’impresa di realizzare 3000 nodi per decimetro quadrato! I tappeti, stuzzicano la fantasia con storie alla Mille e una Notte, ma anche le pietre preziose e, in particolare, i turchesi sono affascinanti. Ci avventuriamo in uno dei bazar e ci lasciamo avvolgere dai profumi e guidare dall’istinto alla ricerca di una pietra che possa ricordare tanto splendore, anche una volta tornati a casa…


Arrivederci a domani, con il rombo delle nostre fiammanti Moto Guzzi V7 III Stone!

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