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Iran, il Paese delle cupole d’oro

di Federica Giuliani – TRAVELGLOBE

Iran, Paese di grandi tesori, dove le donne si muovono eleganti avvolte spesso da splendidi tessuti, i profumi ricordano le antiche rotte carovaniere e le cupole si infiammano sotto i raggi del sole calante.

Ma il fascino dell’Iran sta anche nelle maestose moschee e nelle maioliche blu cielo, che fanno dell’architettura persiana una delle più eleganti al mondo. Una cultura antica da ritrovare allo stesso modo nelle città e nei centri carovanieri ai confini più estremi, sulla rotta di Marco Polo.



I tappeti di Mashhad




Mashhad è la città santa degli Sciiti, che qui vengono a visitare la tomba dell’imam ‛Alī ar-Riḍā. Una regione fertile, quelle in cui sorge, ricca di cereali, cotone e frutta ma il vero motivo per arrivare fin quasi al confine con il Turkmenistan, sono i tappeti e la lavorazione delle pietre preziose.

I tappeti, di qualità raffinata, pesanti, morbidi e a pelo lungo sono per lo più azzurri, bianchi o rossi, decorati con motivi floreali. Ma conoscere davvero un tappeto prodotto da queste parti non è così banale.

I tappeti locali, infatti, vanno divisi in due gruppi: i Mashhad e i Mashhad Turkibaft. Entrambi vengono annodati su telai verticali, sono in cotone e sono composti da un numero di nodi che varia tra i 1500 e i 3000 nodi per decimetro quadrato: quasi un’opera di ingegneria. Dato l’utilizzo di così tanti nodi, è consuetudine che i tappeti vengano tessuti dalle bambine: le uniche ad avere mani sufficientemente piccole da riuscire in un’impresa simile.

Ciò che li differenzia è il nodo: per i Mashhad si utilizza il nodo persiano, più asimmetrico e adatto a disegni curvilinei, mentre per i Turkibaft quello turco, simmetrico. Se però si parla di tappeti antichi, vengono denominati Khorasan. Nel 2012 l’Iran si è conquistato un record all’interno del Guinness dei Primati per il tappeto più grande del mondo.

L’esemplare misura 133 metri di lunghezza e quasi 48 metri di altezza ora è situato nella moschea di Sheikh Zayed di Abu Dhabi. Il tappeto, creato dall’artista iraniano Ali Khaliqi, è stato tessuto a mano da 1.200 artisti iraniani, che hanno realizzato un design unico con cinque grandi medaglioni, che raffigurano vari motivi floreali tradizionali. È stato tinto solamente con colori naturali ed è stato tessuto con oltre 2,1 miliardi di nodi.

Mashaad non è rinomata solo per i tappeti, che stuzzicano la fantasia con storie alla Mille e una Notte, ma anche per le pietre preziose e, in particolare, per i turchesi. Basta avventurarsi in uno dei suoi tre bazar per lasciarsi avvolgere dai profumi e guidare dall’istinto alla ricerca di una pietra che possa ricordare tanto splendore, anche una volta tornati a casa.

 



Cupola persiana: un’eredità preziosa


Sinuose, d’oro ma anche variopinte e sempre riconoscibili. Le cupole sono il frutto del genio persiano in fatto di architettura, che vanta una storia che continua da più di seimila anni. La volta è sempre stata fondamentale per lo sviluppo dei grandi edifici, soprattutto da quando iniziò a scarseggiare il legno per le costruzioni con architrave.

Ma la cupola presentava un problema che confuse anche i Romani: come sviluppare un piano circolare su base quadrata? Risolsero il dilemma i Persiani, che svilupparono una zona di transizione costruendo un arco intorno a ogni angolo trasformando il quadrato in un ottagono con un ulteriore anello di piccoli pannelli arcuati per ridurre gli otto lati a sedici, e avvicinarsi così a un cerchio. Le cupole persiane, poi, assunsero varie forme tra cui la più bella e identificativa, forse, è quella a cipolla.

 



Isfahan, l’altra metà del mondo

 


Talmente bella con le sue moschee, i ponti, i palazzi e i giardini che i grandi viaggiatori europei la definirono L’altra metà del mondo. Per secoli ha incantato esploratori e scrittori, ma continua a farlo senza alcun pudore; senza nessuna vergogna nel mostrarsi come un gioiello, un’oasi di bellezza dove l’eleganza viene esibita, come se fosse l’unica realtà possibile. Nei giardini tipicamente islamici si può trovare rifugio durante le torride giornate estive, ma sono le moschee il vero tesoro di Isfahan. Le principali si ergono ai lati di piazza Imam: design maestoso e raffinato, un insieme di ceramiche e complicati motivi a intarsio in cui si incunea la luce, creando giochi straordinari in quella che ricorda la coda di un pavone.

Non ci vuole un esperto, invece, per apprezzare gli undici ponti della città. Tra tutti, quello più scenografico è il Ponte dei 33 archi. Esempio tipico del periodo in cui regnava la dinastia Safavidi – quella che fece della fede sciita la religione di Stato – prevedeva inizialmente affreschi all’interno degli archi. Lungo quasi 300 metri, largo 13, permette di attraversare il fiume Zayanderud, il più largo dell’altopiano iraniano centrale. Un angolo suggestivo, soprattutto di sera quando il ponte viene illuminato e i suoi archi si specchiano nelle acque sottostanti.

Curiosità: sapevi che Isfahan è gemellata con Firenze?

 



Shiraz, rose e poesia

 

Considerata una delle più belle città del mondo medievale islamico, Shiraz è un insieme armonico di usignoli canterini, maioliche floreali, canti, poesie recitate al vento e rose.

Situata nella parte sud-ovest dell’Iran, ha avuto una storia è difficile e complessa, che ha visto alternarsi popoli e decenni di splendore e di decadenza. È stata a lungo fulcro di commerci, che ne hanno arricchito la cultura già raffinata.

Una città di poeti, dunque, che ospita le tombe di Hafez e Sa’di, entrambi importanti luoghi di pellegrinaggio per gli iraniani. Tra le sue vie sembra di udire i sussurri di chi ringrazia i visitatori per essere giunti fino a qui, magari dalla vicina Persepolis.

Il profumo di arance amare riempie l’aria dei giardini su cui affacciano le case tradizionali: un luogo mistico, fedele all’interpretazione islamica. Il Giardino del Paradiso, ad esempio, è un classico esempio di giardino persiano e ospita probabilmente tra i più belli e alti cipressi del Paese.

Shiraz, situata in una valle fertile un tempo famosa per i vigneti, è una città dove trovare riparo dal traffico iraniano; anche in inverno, quando il freddo si fa pungente.

La moschea Nasir al-Mulk è resa particolarmente splendida dalle vetrate che illuminano la sala di preghiera. Una visita di mattina presto concede l’onore di osservare la luce del sole attraversare i vetri colorati creando disegni caleidoscopici sulle colonne di sostegno. È conosciuta anche con l’epiteto di Moschea Rosa per il colore delle piastrelle che ne rivestono l’interno.

 

“Oh Rosa,

Ti ho cercata tra tutte le rose, ma non ti ho trovata. Ho patito, ho gridato, ho urlato, girovagato da una terra a un’altra nell’immensità.

Alla fine ti ho trovata quieta, addormentata nel mio cuore.”

Hafez Haidar

 

Le rose di Shiraz, o di Persia, erano una di quelle merci che venivano commerciate attraverso la Via della Seta. Le sue preziose proprietà affascinarono anche le dame veneziane, che le richiedevano per il profumo ma, soprattutto, per rendere la pelle particolarmente morbida e lucente.

 



Iran, un Paese a sé

 

L’Iran mantiene la cultura persiana e non parla arabo, ma il farsi. È a maggioranza sciita, ma qual è la differenza tra sciiti e sunniti?

Si tratta di due filoni dell’Islam, che si crearono alla morte di Maometto. Le differenze si notano soprattutto nel fatto che i sunniti siano più integralisti nell’interpretazione del Corano, come sulla questione del velo islamico, e nei principi base del culto.

Per i sunniti sono 5: la testimonianza di fede, la preghiera rituale, l’elemosina canonica, il digiuno durante il Ramadan, il pellegrinaggio a Mecca.

Per gli sciiti ci sono, invece, 10 pilastri: fra gli altri, la tawalla, esprimere l’amore per il bene, e la tabarra, esprimere odio per il male. Inoltre, fra i sunniti non c’è clero. L’imam è colui che guida la preghiera. Lo sciismo, invece, ha un clero organizzato, preparato in università specifiche di scienze islamiche, che ha sede a Mashhad.