Transhimalayana 2016

7° tappa – Da Leh a Kargil

Da Leh a Kargil



Ladakh, un incrocio di razze e culture

Ieri sera abbiamo assaporato i sapori veri della regione, cenando in un ristorante domestico: una famiglia che apre la sua casa, per condividere i tanti prodotti tipici del posto. Abbiamo assaggiato una buonissima zuppa di piselli neri, accompagnandola con una birra artigianale di grano ed erbe, che dopo dieci giorni di sola acqua ci è parsa un autentico miraggio! La degna conclusione di una giornata perfetta.

Le emozioni di ieri animano anche questa mattina tutto il gruppo; in perfetta forma, dopo una notte trascorsa in un letto vero e una doccia finalmente calda, partiamo alla volta di Leh, la capitale del Ladakh, cittadina a “soli” 3400 mt di altitudine. In passato, per la sua posizione geografica, Lek fu un centro carovaniero di intense attività commerciali tra il Tibet e l’India, oggi è ancora un incrocio di razze e culture che porta ancora qualche segno dell’essere stata capitale di un piccolo regno: sulla collina vediamo il rudere del vecchio Palazzo Reale.




In questa cittadina si concentra oggi la maggior parte della popolazione del Ladakh; il clima molto rigido di tutta la regione l’ha resa un riferimento e un rifugio per i tanti abitanti di quei luoghi di alta montagna che presto non saranno più raggiungili. È anche la città nativa del Dalai Lama, e ovunque vediamo centri di meditazione e scuole di buddismo frequentate da diverse etnie.




Ci sono luoghi che è impossibile descrivere. Il Ladakh è uno di questi, e Leh ne è il simbolo



Il palazzo reale di Leh
Pronti a ricominciare!
Grazie Sorage, che ci hai fatti salire...sempre più in alto
Semplicemente stupenda
Ok, ci fermiamo!
Mercato
La via delle arti e dei mestieri
Il pasticcere
Il panettiere
Il lattaio
I fregi lignei dei monasteri.
I cinque colori del buddismo ci danno la loro benedizione di pace.
Eccoci a Kargil.
Curiosità
Attraversiamo della valle dell’Indo.
Ahahahah...sembra il nostro Pierpaolo Pozzi anziano!
Volti
 
Vita tra le strade di Leh
Mercante a Leh
Il pane nel mercato della città
Arrivo in hotel
Tra le mura di vecchi edifici
Il vero motivo di questo nostro lungo viaggio




Il centro storico è un dedalo di vicoletti che ospitano botteghe di arti e mestieri dal fascino antico. Così visitiamo il forno dove si fa il pane con la fiamma a legna, assaggiamo dei biscotti buonissimi, ammiriamo le pashmina e i capi invernali filati con le lane che arrivano dagli allevamenti del Kashmir: per noi è moda, per i locali è una protezione dal gran freddo!




Lasciamo Leh per dirigerci verso la valle dell’Indo sino ad Uleytopko, e pe visitare alcuni monasteri che, solenni e severi, sembrano altari nati spontaneamente dalla roccia. La religiosità di un tempo riporta questa terra alle sue origini, il Tibet; stiamo di fatto percorrendo una strada che è il proseguimento dell’altipiano tibetano, e ne conserva intatti i caratteri geografici e culturali, tanto da meritarsi l’appellativo di “Piccolo Tibet”.




Arriviamo al monastero di Alchi, incastonato all’interno di un meraviglioso scenario montano e molto ben conservato. All’interno, pareti affrescate da migliaia di piccole immagini del Bhudda e fregi lignei di tempietti sacri. Proseguiamo poi verso il più antico dei monasteri della regione, quello di Lamayuru, considerato anche tra i più sacri ed importanti luoghi di culto di tutto il Ladakh. Questi ambienti, i loro arredi e la presenza di monaci intenti a meditare ci regalano suggestive visioni; siamo circondati dalle bandiere di preghiera tibetane Ta Lung _cavalli di vento _ che mosse, appunto, dal vento, spargono benedizioni per tutti gli esseri viventi e ci ricordano la presenza del soprannaturale.




Osserviamo i cinque colori del buddismo; la guida ci spiega che sono le personificazioni degli aspetti astratti del Buddha, atte a favorire il processo di trasformazione delle negatività umane in qualità positive. Come tutto ci sembra facile e possibile, qui! Spontaneamente pensiamo a Srinagar…non è così lontana, anzi, ma quelle tensioni, quella violenza di cui ci arriva notizia non sembrano appartenere a questo mondo rarefatto di pace, meditazione, equilibrio… Ancora una volta il discrimine è l’uomo!




Man mano che ci addentriamo nel Kashmir percepiamo di essere in un luogo di “frontiera” tra il buddismo e l’islamismo. Lo vediamo a Kargil, la nostra ultima meta di oggi, che segna il confine vero tra il Ladakh e il Kashmir. Un centro musulmano, dove incontriamo per lo più delle donne velate. Di nuovo, qui, cambiano i tratti somatici: dominano le caratteristiche pakistane. Comprensibilmente, se pensiamo che queste terre sono state spartite “a tavolino” tra India e Pakistan. Il Kashmir, conteso tra i due Stati, è luogo di tensioni ancora oggi gravemente irrisolte, come dimostra la cronaca dell’ultimo mese. Questo pensiero “grigio”, che contrasta con la serenità dei luoghi appena visitati, ci distrae dal freddo pungente; la temperatura è talmente rigida che non possiamo pernottare nel campo tendato mobile, come prevedeva il nostro programma, perchè lo troviamo inagibile. Ripieghiamo, speranzosi, in un piccolo alberghetto … ma anche qui si protrae il black out telefonico che ci affligge da quattro giorni! Meno male che esiste il satellitare, e che e WhatsApp salva la cronaca di questa giornata!