Transhimalayana 2016

6° tappa – Da Nubra Valley a Leh

Da Nubra Valley a Leh



Emozioni fra le nuvole

La giornata di oggi resterà impressa dentro di noi per sempre. È stata un susseguirsi e un crescendo di intense suggestioni: quelle adrenaliniche di un percorso decisamente estremo, quelle emotive dettate dal cuore, insieme ai bambini della scuola di Choglamsar.



Ma andiamo con ordine. Anche questa notte abbiamo dormito al freddo; forse è stata la nottata più rigida del viaggio: il termometro segnava -5°. Al risveglio – non così ritemprati – abbiamo avuto la poco gradita sorpresa di sentire una pioggia battente sopra le nostre tende. Nulla di buono! Perché sappiamo di dover percorrere 140 km alla volta di Leh, passando per il Khardung La Pass, che è il passo rotabile più alto del mondo, a 5.602 mt di altitudine! Immaginiamo l’impresa prima di partire, ma la cronaca supererà le previsioni!


La difficoltà del percorso, il tempo impiegato per raggiungere il passo (quasi 5 ore), l’aria rarefatta che ci fa sentire in debito di ossigeno, hanno reso la salita decisamente epica! La pioggia, salendo, si è trasformata in neve; è subentrato un vento sferzante ad abbassare drasticamente la percezione della temperatura, e il manto stradale si è tramutato in un miscuglio viscido di acqua e fango, che ha messo a dura prova la tenuta di strada delle moto.



In viaggio
Felicità e fatica sulla cima
  • Nel cuore, la nostra città I love Pavia
  • Panorama mozzafiato sui ghiacciai dell'Himalaya
Volti e roccia.
Verso il villaggio di Choglamsar
I bambini di Choglamsar che ci accolgono dalla balconata della-scuola
Sui volti l’entusiasmo per un momento unico
Incontri che lasciano un segno
  • Due mondi che si uniscono
Un momento di sincera condivisione
Lungo la strada verso Leh
L'arrivo a Leh
Tra le strade di Leh
Volti
Volti
Volti
 
Vita tra le strade di Leh
Mercante a Leh
Il pane nel mercato della città
Arrivo in hotel
Tra le mura di vecchi edifici
Il vero motivo di questo nostro lungo viaggio





La potenza del gruppo si fa sentire in questi momenti: sono orgogliosissimo della squadra! Non ci facciamo intimidire: chilometro dopo chilometro, sopportando fatica e freddo, arriviamo in cima con le nostre fide Royal Enfield. La strada è stata un susseguirsi emozionante di tornanti; in cima, consci del rischio corso di cadere, di non farcela, siamo felici come bambini di essere riusciti nell’impresa, e non smettiamo di scattare foto con le mani ghiacciate a -10°, quasi per rassicurarci di poter ricordare questi istanti nel tempo e poterli condividere. E il primo pensiero, in questa condivisione, va alla mia città, Pavia, che ci sta seguendo e che voglio salutare, immortalandoci proprio qui con le magliette I love Pavia. Ciao #pavianelmondo, sei sul tetto del mondo!!

 

La cima, nonostante le nuvole minacciose, ci offre un panorama mozzafiato sui ghiacciai dell’Himalaya indiano, con le vette del Karakorum e l’irraggiungibile Golden Throne, la vetta più alta del Ladakh, a oltre 7.000 mt., che incombono su di noi. Che esperienza! Grazie GoAsia, grazie compagni!

 

Dopo il grande entusiasmo del momento, realizziamo che la discesa non sarà più facile della salita…anzi! E allora si parte, perché anche la prossima sosta sarà oggetto di grande emozione. Ci dirigiamo al piccolo villaggio di Choglamsar, dove incontreremo il Lama Changchub, fondatore della scuola-ostello che ospita oltre 100 ragazzi e studenti dai remoti villaggi circostanti e offre loro ospitalità e istruzione.

 

Il rombo dei motori delle nostre Royal Enfield preannuncia il nostro arrivo, tanto che, giunti davanti alla scuola, i bambini sono tutti affacciati alla balconata a salutare questi diciotto strani motociclisti venuti a trovarli. Se sui loro volti si vede chiaramente dipinto l’entusiasmo per un momento così inusuale, in cuor nostro abbiamo sentito affiorare il valore vero di questo nostro lungo viaggio. È qui che volevamo arrivare!
 I bambini scendono nel cortile, spontaneamente salgono sulle moto; non ci capiamo gran che, ma ci sorridiamo e ci abbracciamo, perché le emozioni e i sentimenti non hanno bisogno di parole. La foto ricordo nel cortile non è solo un momento “di rito”, ma vuole creare un ponte solido fra la nostra cultura e quella di questi giovani, per i quali sostentamento e istruzione non sono così scontati.

 

L’ospitalità che abbiamo respirato per tutto il viaggio, e che spesso ci ha scaldato il cuore, si è fatta sentire anche in quest’occasione; in serata, infatti, i bambini e i loro insegnanti hanno voluto organizzare una festa per noi, con danze e tanta allegria; per noi è stata l’occasione di consegnare loro riso e materiale scolastico per il fabbisogno di un anno, come piccolo contributo alla nobile causa del Lama Changchub, la cui serenità nello sguardo e nei modi rimarrà per noi un grande insegnamento.
 Con l’animo arricchito da un’umanità così vera, a sera inoltrata ritorniamo nel nostro piccolo hotel che, dopo due notti di campo tendato, ci pare la reggia più sontuosa al mondo! Siamo sfiniti. E molto felici.